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Autore:
Mariateresa Cascino per Euform
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"Una Regione senza confini"
I giovani , la governance e il patto per il futuro
di MARIATERESA CASCINO
"Una regione senza confini". Lo slogan della campagna elettorale
di Vito De Filippo, nuovo presidente della Regione Basilicata eletto con 133.843
voti, pari a circa il 70% delle preferenze, mira a rappresentare una regione
aperta alle sfide della globalizzazione, attraente e virtuosa. Nei cinque
anni della precedente legislatura, la Basilicata, attraverso una politica
che l'ha resa protagonista a livello nazionale, è uscita dall'anonimato e
dalla marginalità e, a livello geopolitico, adesso rappresenta in Europa un
modello di sviluppo ricosciuto e affidabile per il recupero dei ritardi storici
e la crescita dinamica che l'ha resa competitiva. I casi storici delle "battaglie
gentili" di Scanzano, Melfi e Rapolla, per il rispetto dell'ambiente e delle
comunità di appartenenza, hanno rafforzato la funzione sovraregionale della
Basilicata. Una regione più volte dichiarata virtuosa. Un superpremio di 437
milioni di euro per la gestione dei programmi comunitari ha fatto aumentare
del 35% le risorse del Por e quindi le risorse per gli investimenti. Le ragioni
del successo - così come si legge sul programma della coalizione con a capo
il nuovo governatore - sono dovute alla coerenza e lungimiranza programmatica,
alla coesione e spirito di sistema e alla stabilità politica e istituzionale
della Regione. Ulteriori segnali positivi sono giunti dall'agenzia internazionale
Moody's che ha appena riconfermato, per la Basilicata, il rating di categoria
A 1 per l'affidabilità economico finanziaria, la prudente gestione del bilancio,
le positive performance per l'utilizzo dei fondi europei e la bassa pressione
sanitaria.
Oltre l'Obiettivo 1
In continuità con quanto precedentemente realizzato, il nuovo govenatore deve
guidare la regione oltre l'Obiettivo 1, qualificando e finalizzando gli investimenti
e perseguendo livelli di efficienza di produttività della spesa. Infatti,
Vito De Filippo ha già dichiarato che intende velocizzare maggiormente la
spesa sfruttando la rete già costituita dei Comuni e delle Comunità montane
delle quali punta a ridisegnare funzioni e funzionamento. Compito istituzionale
è uscire dall'Obiettivo 1 per rafforzare i legami e la cooperazione tra i
diversi livelli di governo con il multilevel governance e ridisegnare la politica
industriale rendendo competitive le produzioni, le filiere produttive e più
solida l'ossatura del sistema delle imprese. Dunque non solo capacità di gestire
la spesa, ma anche di progettare e programmare interventi per produrre ricchezza
invece di distribuirla con meccanismi incerti e non mirati. Il nuovo governatore
punta anche a valorizzare il Made in Basilicata, quindi le vocazioni turistiche,
artistiche e culturali, i giacimenti ricchi di risorse naturali, petrolio,
metano e acqua. Qualità della crescita è il denominatore comune per un modello
di sviluppo equilibrato e sostenibile. Ma uscire dall'Obiettivo 1 significa
anche porre rimedio in tempo utile ai problemi rimasti irrisolti: disoccupazione,
povertà, crisi industriale e fuga dei cervelli, senza considerare i gap storici
di cui soffre la regione come mancanza di infrastrutture, debolezza del sistema
organizzativo e finanziario delle istituzioni locali, fragilità dei mercati
locali.
L'eredità regionale
Con la precedente legislatura si sono raggiunti lodevoli risultati nei settori
chiave del federalismo fiscale, della società dell'informazione, dell'uso
delle risorse idriche e delle altre risorse naturali, della sanità, ma lo
sviluppo non ha premiato chi da questa regione è ancora in fuga o vive in
modo precario: i giovani laureati, i disoccupati e i nuovi cassa integrati,
oppure i nuovi poveri che rischiano di rimanere intrappolati in condizioni
disagiate. I dati Istat sulla povertà, che investe il 25,1% delle famiglie
lucane, confermano lo sviluppo virtuale e non virtuso del sistema economico
regionale. Infatti, circa 160mila persone dispongono di una capacità di spesa
insufficiente per far fronte alle necessità economiche della vita quotidiana.
La disoccupazione, pari a circa il 16%, investe i settori fino ad oggi trainanti
dell'economia locale. Stando ai dati del III trimestre 2004 sulla recessione
economica che investe la Basilicata, con il rischio che continui a persistere,
così come annunciato da Unioncamere, lo sviluppo della regione sembra solo
virtuale e segnata da tratti negativi: industria manifatturiera - 2,7%, artigianato
-1,0%, il valore dell'export è diminuito del 27,5%, con una perdita del 9,1%.
Il comparto del mobile registra una perdita pari al 16,7% cioè 12,9 milioni
di euro in meno. Auto e prodotti petroliferi hanno registrato un perdita di
75,2 milioni di euro e 25,7 milioni di euro rispettivamente. Commercio e vendite
registrano un calo del 3,1%. La Basilicata è la regione con il più basso tasso
di crescita delle imprese.
La Governance e lo sviluppo
Le vere virtù capitali della regione, da valorizzare e rendere produttive,
sono i giacimenti di "oro nero", gas metano, acqua, risorse naturali, bellezze
artistiche e culturali, centri di ricerca di portata europea ed economie di
distretto nate spontaneamente che ad oggi, così come sono gestite e alla luce
dell'economia ristagnante, costringono le giovani risorse umane a vivere confinate
ancora nel sotto sviluppo, nella precarietà e quindi sulla via della fuga,
senza possibile ritorno. La costante migrazione dalle aree interne, che rischiano
l'isolamento e la disoccupazione intellettuale, lasciano intendere che le
virtù capitali del sistema economico della Basilicata ad oggi non sono state
rese produttive, anzi ristagnano in posizioni di svantaggio competitivo. Il
vero sviluppo, per diventare reale, deve fare leva sui saperi delle nuove
generazioni, sul capitale intellettuale, sulla formazione e sull'innovazione
ed avere un governo che gestisca secondo i metodi auspicati di concertazione
multilivello, metodi avanzati che richiedono capacità di relazione, professionalità,
managerialità e cultura d'impresa ed istituzionale, preparazione tecnica della
classe imprenditoriale e dirigente, spessore e sensibilità culturale, metodi
e criteri nuovi e raramente attuati se non addirittura inesplorati.
I giovani e il patto per il futuro
Quali le soluzioni possibili per il futuro? Richiamando gli slogan della Basilicata
che si vuole "regione senza confini", senza barriere territoriali e steccati
sociali e culturali, "regione cerniera" del Mezzogiorno e del Mediterraneo,
"regione finestra" per le relazioni con l'Europa, con il nord e con il sud,
che valorizzi le vocazioni internazionali e della cooperazione, lo sviluppo
si può costruire puntando sul capitale intellettuale dei giovani. Il nuovo
governatore ha puntato molto su di loro e ha voluto strategicamente determinare
con i giovani un patto accompagnato da un programma finalizzato di interventi
per l'occupazione, la formazione, il tempo libero, l'attività sportiva, la
creatività. I giovani emigranti lucani, stando all'ultimo rapporto sul sistema
universitario italiano, vanno oltre confine e la migrazione regionale è pari
al 69%, con 3.903 iscritti presso altre facoltà italiane, impoverendo la ricchezza
intellettuale della comunità regionale e trasferendo ricchezza per una somma
pari a 60milioni di euro, senza la programmazione e l'attuazione di strategie
di ritorno. Anche gli otto milioni di euro investiti per i master di alta
formazione non prevedono strategie sul ritorno degli investimenti e del capitale
intellettuale. Il patto per il futuro deve quindi dare modo ai giovani che
emigrano di tornare con il loro capitale intellettuale e a quelli presenti
di rimanerci per costruire il proprio futuro, un futuro solido, senza limiti
di appartenza di alcun genere, politica, partitica, geografica. Innalzare
le potenzialità del sistema e patrimonializzare il sapere delle giovani generazioni
può rompere le barriere culturali e tecnologiche presenti e avvicinarci all'Europa
e al Mediterraneo in una dialettica vera di globale-locale, lungo la rotta
della fiducia e dello sviluppo possibile.
5/05/2005
