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TelePa Eurosud Basilicata
Autore:
Mariateresa Cascino per Euform
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Presentato il rapporto sullo stato di attuazione della
Legge 150/2000 in Basilicata "150 territori"
di Mariateresa Cascino
Il progetto di ricerca "150 Territori"realizzato dal Co.re.Com di Basilicata
e presentato nei giorni scorsi a Tito Scalo, pone l'attenzione sullo stato
di attuazione della legge 150/2000 nelle organizzazioni pubbliche lucane.
L'intento del progetto di ricerca è quello di definire strategie mirate per
affrontare il futuro scenario del mercato della comunicazione istituzionale
e lo sviluppo della comunicazione di networking territoriale. L'indagine realizzata
è fortemente incentrata sugli aspetti relativi all'organizzazione interna,
ai profili professionali coinvolti e alle attività svolte e condotte dagli
enti preposti, con l'obiettivo di creare una piattaforma di conoscenza condivisa
sulle questioni base della legge 150/2000.
La metodologia d'indagine si è avvalsa di strumenti di ricerca
quantitativa. Sono stati indagati gli universi di riferimento attraverso la
somministrazione di questionari strutturati con interviste telefoniche dirette,
raccolta di dati e informazioni, elaborazione e fornitura degli out put su
diversi macro ambiti di riferimento: a) grado di presenza nel campione di
uffici ed attività inerenti la comunicazione e l'informazione; b) tipologia
di uffici esistenti, la loro posizione nell'organizzazione e la loro dotazione
organica e composizione professionale; c) tipologia di attività svolte nell'ultimo
anno in materia di comunicazione ed informazione; d) budget destinati alle
attività della legge 150/2000; e) grado di conoscenza della legge 150/2000
nelle organizzazioni che non svolgono attività inerenti la normativa; f) livello
di utilizzo di alcuni servizi e-government.
Il campione rappresentativo dell'indagine è costituito da 131
comuni del territorio, dai due Enti provinciali, dell'Ente Regione e delle
5 Aziende Sanitarie Locali, esclusa l'Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza.
Dal campione, invece, sono state volontariamente escluse le sedi territoriali
di enti, organizzazioni e amministrazioni centrali dello Stato. Delle 139
organizzazioni pubbliche a cui sono stati somministrati i questionari, si
rileva che il 61,9% (86 strutture) ha dichiarato di disporre di strutture
preposte alla comunicazione e all'informazione e il 38,1% (53 strutture) dichiara
di esserne privo. Tra gli uffici preposti alle attività di comunicazione,
in testa l'Ufficio Relazioni con il Pubblico (48,9 dell'intero campione, pari
a 68 strutture su 86), seguito dallo Sportello Unico per le Imprese, presente
negli enti indagati con il 32,4% e dall'Ufficio Informa Giovani con il 22%.
L'ufficio stampa si colloca in quarta posizione con un 16% di presenza, seguito
da Ufficio Trasparenza e Accesso agli atti, 13% di presenza, Ufficio di Informazione
e Accoglienza, 11%, Call Center, 4,3%, Ufficio del Portavoce, 1,4%. Dall'analisi
emerge che, nel campione rappresentativo delle 86 strutture che attuano servizi
di comunicazione, come previsto dalla legge 150/2000, si concentrano circa
219 uffici attinenti al settore della legge e che: il 31,05% sono U.R.P.,
il 20,55% sono Sportelli Unici per le Imprese, il 14,16% sono Informagiovani,
il 10,05% sono Uffici stampa, l'8,22 sono Uffici per la Trasparenza e l'Accesso
agli Atti, il 6,85% sono Uffici di Accoglienza (anche turistica), il 2,74%
sono Call Center e solo lo 0,91% sono Uffici del Portavoce.
Da questi dati sembra emergere un buon grado di applicazione
della legge 150/2000 presso le organizzazioni pubbliche lucane ma, la funzione
strategica a cui la legge dovrebbe assolvere, è scarsamente presente, ed è
invece assolvibile come attività collaterale da parte di uffici non specifici.
L'indagine rivela che gli effetti della normativa hanno agito in maniera incisiva
sugli Uffici Stampa rispetto agli Uffici per le Relazioni con il Pubblico.
Esplorando le origini delle strutture pubbliche preposte alle attività di
comunicazione e informazione, il caso lucano rivela che, in data antecedente
all'entrata in vigore della legge, 7 Giugno 2000, già il 50% degli Uffici
Relazioni con il Pubblico erogava i servizi di comunicazione e informazione
e il 43% è stato istituito dopo il 7 Giugno 2000. Per il restante 7% non si
dispone di informazioni cronologiche. Solamente 6 erano gli uffici stampa
presenti sul mercato della comunicazione istituzionale prima dell'entrata
in vigore della legge, pari al 4,3%. Gli altri 14 uffici stampa sono stati
istituiti dopo il 7 Giugno 2000, pari al 10,1%.
Gli uffici del portavoce invece seguono un modello distributivo
equo, infatti era presente un solo ufficio del portavoce prima del Giugno
2000, seguito da un solo altro ufficio del portavoce dopo l'entrata in vigore
della legge 150. Gli Uffici informagiovani, erano 10 prima della legge 150
e 18 quelli successivi, mentre, su un totale di 45 Sportelli Unici rilevati,
circa il 69% (31 unità) ha visto la luce dopo l'approvazione della legge sulla
comunicazione. Rispetto alle modalità di istituzione delle strutture di comunicazione
e informazione in Basilicata, l'indagine rileva un dato interessante circa
la categoria di provvedimento adottata. In particolare, oltre alle Deliberazioni,
strumento principale adottato, sono le "Convenzioni con altri enti" che lasciano
intravedere il possibile sviluppo di una tendenza rivolta all'associazionismo
territoriale e quindi al networking territoriale. Un altro aspetto indagato
dal progetto di ricerca riguarda l'aspetto strategico relativo alla dotazione
di risorse umane. Nei 139 enti posti sotto la lente, le risorse che si dedicano
alla comunicazione sono 180 e in 44 casi, gli addetti alle Relazioni con il
Pubblico (URP) figurano con una sola unità, mentre gli URP dotati di 2 unità
sono solo 13. In termini percentuali, il 64,7% può contare su una sola unità
in organico, il 19,1% su due unità, il 5,9% su tre unità e su quattro unità,
mentre soltanto il 2,9% arriva a superare una dotazione di cinque unità. Riguardo
al profilo professionale delle risorse impiegate negli URP, si evince la presenza
di personale di categoria C, seguita da personale di categoria D e collaboratori
esterni. Sono 84 in tutto gli operatori in possesso di un diploma di maturità,
pari al 46,7% degli operatori degli enti esaminati, con una presenza di laureati
pari a 18 unità, cioè al 10% degli operatori. Per gli Uffici Stampa la situazione
non è molto differente. Dotati anch'essi di una sola unità, sono soltanto
sei i casi in cui 2 unità prestano servizio ed un solo caso in cui le unità
ammontano a 3. In termini percentuali, il 63,6% degli Uffici Stampa è composto
da una sola unità di personale, mentre la restante parte può contare per il
27,3% su due persone e solo per il 4,5% dei casi su tre unità.
L'inquadramento professionale negli Uffici Stampa, come negli URP, è di categoria C, seguito dal diploma di maturità, titolo più diffuso e solo 9 unità con diploma di laurea. Sotto la lente dei ricercatori anche la posizione degli uffici di comunicazione negli organigramma degli enti. Su 68 URP, ben 37 sono collocati nell'Area Amministrativa, mentre per gli Uffici Stampa, 8 su 22 si trovano in ambito amministrativo e 22 in staff al vertice politico. Gli Uffici del Portavoce invece sono presenti in bassa quantità e si evidenzia anche una sovrapposizione organizzativa e funzionale con gli Uffici Stampa. Il dato più significativo dell'indagine riguarda le attività di comunicazione e informazione realizzate nell'ultimo anno: denominatore comune per gli enti è la scarsa produzione di attività di comunicazione. Solo il 7,2% degli enti dichiara di aver redatto una carta dei servizi, a fronte di un 55% che dice di non essersene occupato nell'ultimo anno. Sulla raccolta dei reclami, la maggioranza degli enti (44%) dichiara di non avere un sistema di raccolta e monitoraggio degli stessi. Fra le attività per cui prevalgono le risposte affermative rispetto a quelle negative si trovano, invece, la realizzazione di segnaletica esterna, 44,6%, la segnaletica esterna ,41,7%, le attività di conferenze dei Servizi,32,4% e le conferenze di organizzazione,30,9%. Questi dati mostrano una certa continuità di significato fra la dotazione organica degli uffici e il volume dell'attività svolta. Dal quadro emerge che gli uffici esaminati sembrano soffrire di un grado di insufficienza organica e strategica nello svolgimento delle funzioni. In merito al budget allocato per le attività di comunicazione, il 30,2% del campione rappresentativo dichiara di destinare alla comunicazione e all'informazione un quota di budget compresa fra lo 0,1 e il 2% del proprio bilancio. Segue un 20,9% di enti che dichiarano di destinare dal 3 al 5% del proprio bilancio alle attività della legge 150/2000. Soltanto il 12,8%, invece, assegna una fetta importante di risorse economiche alla comunicazione, destinando a quest'ultima più del 5% del proprio bilancio totale. Tra le organizzazioni che non dispongono di strutture preposte alle attività di comunicazione, cioè il 38,1%, è la dimensione stessa delle organizzazioni che funge da deterrente per l'istituzione degli uffici di comunicazione: 39,6% dei casi, accompagnato da un 33,96% che presenta un organico insufficiente e dall'11,32% che presenta ristrettezze economiche.
Da qui la percezione che la comunicazione sia valutata come una mera voce di costo e non come un investimento strategico. I Infatti, dei 53 enti privi di strutture di comunicazione ed informazione, il 35,85% ha una conoscenza media della legge 150/2000; il 16,98% ne ha una conoscenza buona; il 7,55% ne ha una conoscenza eccellente; il 28,3% ne ha una conoscenza scarsa e solo il 3,77% non ne ha alcuna conoscenza. Ciò significa che la somma di coloro che, pur non attuando in alcun modo la legge 150/2000, ne hanno una conoscenza pari o superiore al grado "medio" ammonta a circa il 60,3%. Sulle innovazioni e le relazioni con i cittadini attuate attraverso strumenti tecnologici avanzati, l'analisi, non esaustiva, intende tracciare solo ipotesi e linee guida per il futuro rispetto alla trasmissione di dati e informazioni attraverso SMS. Solo il 3,6% dichiara di utilizzare gli sms per colloquiare con i cittadini e soltanto il 44,6% è in possesso di un sito web, mentre la maggioranza (il 55,4%) non lo possiede. Riguardo l'E-gov, soltanto il 2,2% dichiara chiaramente di utilizzare il protocollo informatico, mentre l'83,5% sostiene di far uso di servizi vari della Rupar. La maggior parte di questi "servizi vari" è costituita da sistemi di interconnessione con la Regione Basilicata. Scarsamente considerati dagli enti i servizi per l'interconnessione con altre istituzioni e per le relazioni con i cittadini. Le conclusioni del progetto di ricerca indicano una situazione in cui la Basilicata non occupa di certo una posizione di eccellenza, anche se alcuni casi rendono maggiormente competitiva la dimensione delle attività di comunicazione erogate. Emerge la sovrapposizione tra l'ambito informatico e comunicativo e l'utilizzo sporadico e non sistematico degli strumenti della legge 150/2000. Inoltre, la mancanza di una visione strategica e delle relative attività da programmare e realizzare organicamente, oltre la possibilità di ottimizzare la tendenza al networking territoriale, indicano che si è sulla buona strada e che il cammino da percorrere è ancora lungo.
10/03/2005
